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Se ami la psicologia non può mancare sul tuo comodino uno di questi libri:

http://psicologia.tesionline.it/psicologia/book-list.jsp

In questa sezione troverai la presentazione di saggi di rilievo sul panorama delle pubblicazioni psicologiche, ma non mancherà quella di qualche romanzo ricco di spunti sull’umano pensiero su cui riflettere.

“LA PAZZA DI CASA” di Rosa Montero – recensione di Lorella De Bon

http://psicologia.tesionline.it/psicologia/article.jsp?id=23828

foto di Fulcio BortotNavigando non proprio distrattamente in internet, ma comunque priva di bussola e mappe, sono approdata in un’isola felice chiamata Lepisma. Un articolo, in particolare, ha attirato la mia attenzione, dandomi la triste conferma di un pensiero che da tempo mi martella in testa, essendo per questo fonte di perplessità e sconforto. Nell’editoriale del numero 23 della rivista Polimnia, Dante Maffia scrive: “I poeti, i narratori, i saggisti, i giornalisti, quando esisteva il lettore, avevano la certezza dell’incontro e del riscontro dei loro scritti. […] Era un confronto, serrato o superficiale, motivato o pressappochista, magari improvvisato, ma un confronto. […] Il lettore non c’è più: l’umanità s’è avviata verso una corsa senza comparazioni e il computer, che pure è un miracoloso aggeggio straordinario, ha dato l’illusione che all’improvviso gli uomini siano diventati colti, eccezionali, sensibili, bellissimi, intelligenti. […] A nessuno interessa più capire. Si va avanti rumorosamente, con valanghe di e-mail che producono assiomi irreversibili e al posto dei lettori si è formato un esercito infinito di sanguisughe, di gregari, a volte di faine stupide.” (http://www.lepisma.it/POLIMNIA/POLIMNIA%20la%20rivista.htm)

A questa spietata disamina della “realtà letteraria” odierna e del popolo che la abita, andavo  aggiungendo le considerazioni sulla scrittura, gli scrittori e i lettori contenute nell’illuminante saggio di Rosa Montero dal titolo “La pazza di casa”. Un libro che, acquistato per errore (pensando fosse un romanzo sulla follia umana), mi ha incollata alle sue pagine come carta moschicida, offrendomi su un piatto d’argento le risposte alle tante domande che da sempre mi affollano la mente. In particolare, la Montero è andata a completare, rafforzandole, le considerazioni di Maffia sopra riportate quando sostiene, a proposito del motivo per cui si sente il bisogno di farsi leggere, che scrivere “presuppone la presenza di un solido ponte che mette in comunicazione con gli altri e quindi annulla la solitudine letale.” Ma se il lettore non esiste più, come sostiene Maffia, tutti gli scrittori sono destinati inevitabilmente alla solitudine, venendo meno la possibilità di costruire quel ponte che accomuna gli esseri umani? Forse non tutti, mi sono detta, visto che la giornalista-scrittrice spagnola sostiene che “ci sono opere orrende che vendono benissimo e libri stupendi che si vendono a malapena.” Sono allora gli scrittori mediocri ad avere maggiori possibilità di evitare la tanto temuta solitudine, mentre il talento è destinato a restare inascoltato, confinato in un angolo della nostra iper-tecnologica società contemporanea imbevuta di globalizzazione? Stando alle classifiche di vendita, la risposta non può che essere la più sconfortante e deprimente. D’altronde, la stessa Montero afferma che “oggi i libri sono un prodotto di mercato […] oggi tutto è mercato.” E il mercato ragiona a suon di classifiche, statistiche, proiezioni e via dicendo. Se a tutto questo, aggiungiamo la vanità dello scrittore, sempre alla ricerca di un’approvazione esterna che legittimi il suo scrivere, indipendentemente dal confronto con altri scrittori del presente e del passato (strumento indispensabile per intraprendere un percorso di miglioramento e maturità) la frittata è fatta. E che frittata!

Armata di tale pesante bagaglio, che andava a fiaccare quella tenue fiammella di entusiasmo che ancora albergava in me, sono salita a Pieve di Cadore per la presentazione del mio libro di poesie. Con me, sorta di angeli custodi in incognito, gli amici e poeti Guido Comin e Anna Rita Capraro, e la violinista Lavinia Lasen (vedi foto di Fulcio Bortot, che ringrazio). Ed è proprio nella patria del Tiziano, in una saletta raccolta dell’Albergo al Sole, che le parole del capitano MacWhirr (“Il tifone” di Joseph Conrad) si sono materializzate davanti a me, più vere che mai: “Non si trova mica tutto nei libri.” E’ proprio con queste parole che mi piace conservare memoria della serata del 20 aprile a Pieve di Cadore. Nessun rullo di tamburi, nessun sbandieratore, nessun clamore. E’ così che si è consumato l’incontro conviviale, in uno scambio di emozioni difficilmente descrivibile a parole. Un incontro speciale, dove la Poesia si è mostrata con sincerità e generosità, donandosi e ricevendo in cambio un riscontro inaspettato, e per questo maggiormente gradito. Venerdì scorso non sono stata relegata in un angolo, in solitudine. Il pubblico presente nell’accogliente salottino ha saputo apprezzare il ponte che è stato costruito per lui. Il pubblico ha percorso quel ponte in punta di piedi, accostandosi alla Poesia con rispetto. E lo ha fatto perché sinceramente interessato alla verità della Poesia e al suo dire semplice e diretto. Non una sola parola è andata sprecata. E lo scambio di opinioni che ha seguito l’evento, attorno a una tavola imbandita, ha chiuso degnamente una serata indimenticabile. Resteranno nella mia memoria i volti sinceri, sorridenti e complici della dott.ssa Francesca Bianchi, del  signor Antonio e delle tante signore del gruppo di scrittura creativa. Impossibile parlare di tutti, tanti i discorsi che aleggiavano nell’aria, i racconti di vita, le poesie che ognuno di loro portava nel cuore. Ricordo l’immagine di una slitta che scende veloce sulla neve e i raggi del sole che filtrano dai rami imbiancati. Ricordo i viaggi in giro per il mondo di una cara e dolce signora che legge poesie al marito, prima che si addormenti. Una ninna nanna di cui nessuno dei due può più fare a meno.

La mia personale caccia al lettore mi ha portata a Pieve di Cadore, dove ho scoperto un piccolo grande tesoro dentro gli sguardi di persone buone, capaci di scrivere, loro sì, i versi più belli. E allora, caro Dante Maffia, il lettore esiste ancora, venga a Pieve di Cadore!

Sabato 14 Aprile 2012
alle ore 20.30
L’Associazione ACUREMA
accoglie presso la Sala Parrocchiale di Anzù
i POETI AlterNATIVI BELLUNesi
in una serata poetica sul tema
I SASSI – TRA POESIA, REALTÀ E MAGIA

I sassi. Le pietre. La roccia. Stessa cosa? A chi non sarà mai capitato di prendere a calci un sasso, magari anche involontariamente, trovandoselo tra i piedi? La maggior parte della gente a un sasso non fa proprio caso. Dopo tutto, una pietra non è che un oggetto, un oggetto senz’anima! Non è così?

Eppure, basta soffermarsi solo un attimo a pensare, per capire che un sasso fa parte della Natura e che, se non neghiamo il fatto che della Natura facciamo parte anche NOI, allora non possiamo nemmeno negare che un SASSO faccia parte di noi! I Poeti non fanno testo, naturalmente, perché loro riescono a trarre ispirazione da qualsiasi cosa, pertanto troveranno anche nelle pietre qualcosa di cui scrivere.

I POETI AlterNATIVI BELLUNesi
Nell’autunno del 2011 nasce – nello spirito di rinnovamento continuo e totale, liberamente ispirato al mito dell’Araba Fenice – il gruppo POETI AlterNATIVI BELLUNesi: Guido Comin, Lorella De Bon, Mirko Dalle Mulle, Silvio Tommasini e Valerio De Nard. Cinque personaggi alternativi, anche poeticamente parlando, visto che i loro stili e contenuti sono molto variegati. Li accomuna tuttavia un’unica grande passione! Per la Signora Poesia…

ELENA SANSON
La passione per la pittura, il disegno e la creatività in genere risalgono all’infanzia. A volte però, le inclinazioni e i desideri restano sopiti per lungo tempo, poi, quasi per magia, il tutto prende forma e sostanza. Alcuni sassi, pennelli, colori e… quasi casualmente, mi trovo a dipingere… L’esperienza di dare vita ai sassi è veramente unica. I primi approcci, i primi esperimenti mi hanno da subito entusiasmata e sostenuta nelle tante ore di prove e studio, che precedono ogni mia opera. Ogni fase del mio lavoro è emozionante, a partire dalla ricerca del sasso. Dipingo i sassi a tutto tondo e il mio intento è di renderli morbidi e soffici alla vista.

Vi invitiamo cordialmente a trascorrere con noi questa simpatica serata poetica, durante la quale vi presenteremo il nostro modo – quello dei POETI AlterNATIVI BELLUNesi – di vedere i SASSI, grazie alle nostre poesie e alla magia di ELENA e dei suoi SASSI ANIMATI!

i POETI AlterNATIVI BELLUNesi li potete trovare su facebook.
Sulla pagina dell’evento, potete anche aderire alla serata!
http://www.facebook.com/events/217522401658155/

GIOVEDI’ 22 MARZO 2012, ore 20.30

serata dedicata alla poesia di Alda Merini

con Lorella De Bon ed Emanuela Zuccolotto

al violino Lavinia Lasen

*  *  *  *

AMANTE SILENZIOSA

E’ sostanza l’affetto dei Poeti,
non quello degli amanti,
che per un’ora di desio scendono
a patti col diavolo e
maledicono Dio e la luna.
E’ sostanza il paradiso dei Poeti,
non quello degli amanti,
che null’hanno di astrale
e di carne si nutrono,
e sangue e lacrime.
E’ sostanza la parola di Alda,
amante silenziosa di giovani
figli del tempo, che passando
le cingono il capo d’alloro,
poi scappano e ridono.

Lorella De Bon © 2012

Ho appena terminato la lettura del romanzo di Aldous Huxley “Il mondo nuovo”. Nel 1932 Huxley ipotizzò l’esistenza di uno Stato futuro totalitario, dove l’individualità umana è cancellata a favore della produttività e del progresso. Uno Stato che per raggiungere tali scopi ricorre alla produzione in serie degli esseri umani, condizionandoli sin dall’origine in provetta, poi nell’infanzia, a ricoprire da adulti ruoli sociali prestabiliti. Uomini deprivati, dunque, della propria individualità, un gregge di persone programmate a svolgere una determinata attività, un gregge ovviamente ubbidiente e privo di pericolosità sociale. Una società tranquilla, dove eventuali “cellule trasgressive” sono neutralizzate attraverso la somministrazione gratuita di una sostanza psicotica (il soma) capace di annullare la volontà e i sentimenti, dove lo Stato legalizza ogni sorta di piacere quale baluardo a ogni minimo gesto di ribellione. Una lettura sconvolgente, che riporta subito alla mente le aberrazioni che di lì a poco si sarebbero realizzate.

Più di vent’anni dopo, nel 1958, Huxley riprese i principi fondamentali del suo romanzo e li sviluppò in una serie di saggi, alla luce di quanto accaduto nel frattempo nelle società umane. Nella raccolta “Ritorno al mondo nuovo” le sue profezie risuonano come una campana a morto, soprattutto se rapportate al momento storico che ci troviamo a vivere. In particolare, la conclusione del saggio “La propaganda sotto la dittatura” mi ha portata a un’amara riflessione che coinvolge la Poesia. Scrive Huxley: “In un’epoca in cui si accelera la sovrappopolazione, si accelera la superorganizzazione, si perfezionano i mezzi di comunicazione di massa, come possiamo noi salvare l’interezza e riaffermare il valore dell’individualità umana? E’ una domanda che ancora si può porre e a cui forse si può ancora rispondere validamente. Può darsi che fra una generazione sarà già troppo tardi per trovare la risposta. Può darsi addirittura che sarà impossibile porsela, nel soffocante clima collettivo di quel futuro.”

Mi sono chiesta se sia ancora possibile farci questa domanda. Sono certa che siamo ancora in tempo per porcela, questa e altre domande. Il problema risiede nella capacità di trovare una risposta che sia credibile e, soprattutto, fattibile. Tante sono le forze, visibili e nascoste, che oggi premono a soffocare le singole personalità, mirando al contempo a fare di noi un gregge ubbidiente alle asettiche e dure leggi del mercato. Ma contro queste forze, dato che non siamo ancora del tutto preda da “avvelenamento da gregge” di cui parla lo stesso Huxley, credo sia possibile combattere conservando a tutti i costi quello spirito critico che tradizionalmente appartiene (o dovrebbe appartenere) agli intellettuali di professione. E insieme allo spirito critico, e alla volontà di capire quello che succede dentro e fuori di noi, ritengo sia fondamentale porsi continuamente in gioco, dubitare, cercare risposte e metterle subito dopo sotto la lente di ingrandimento di ulteriori domande. Ed è questo che fa il Poeta: mai sazio, egli va continuamente alla ricerca di se stesso, e facendo questo va alla ricerca dell’Uomo.

Chi se non il Poeta si pone quotidianamente in discussione, pesa e soppesa le proprie azioni e i propri sentimenti alla luce di quella verità che spera di trovare nella parola?

Chi se non il Poeta è un uomo perennemente insoddisfatto, sempre in viaggio con il corpo e con l’anima, a cercare una verità che sia consolazione agli affanni e tregua alle umane sofferenze?

Chi se non il Poeta corre il rischio di essere etichettato quale eccentrico, o peggio ancora pazzo, per il semplice fatto di non accettare come una pecora la direzione che il padrone, con l’aiuto del cane, ha deciso di imprimere al gregge?

E allora, seguite i Poeti, leggeteli, andateli ad ascoltare! Non comportatevi come delle pecore, anestetizzati dal Grande Fratello catodico che ormai dirige gran parte dei vostri gesti, delle vostre scelte, dei vostri gusti, trasformando i vostri figli in “carne da televisione” (secondo una definizione dello stesso Huxley).

Affermate con forza il vostro essere liberi, capaci di scegliere quale direzione intraprendere, desiderosi di ascoltare una voce diversa da quella stereotipata e manovrata e irreale della televisione!

Smettetela di rintanarvi in casa appena scende la neve, o appena tira il vento, e ben coperti andate ad ascoltare cos’hanno da dire i Poeti, che a dispetto del tempo atmosferico e dei mass media levano alta la loro voce.

Andate ad ascoltare fisicamente, andate in biblioteca, in libreria, ovunque vi sia la Poesia. Fidiamoci della Poesia e dei Poeti. Perché la Poesia non vuole fare della gente un gregge. Perché è grazie alla Poesia che ognuno di noi può conservare la propria individualità umana.

E se qualcuno vuole convincervi che i Poeti sono folli per farvi desistere dall’ascoltarli, non credetegli nel senso comune della parola. I Poeti sono folli essenzialmente perché continuano imperterriti a fare il loro “mestiere”, combattendo contro i mulini a vento del consumismo e della cultura di massa, contro una società che ci vorrebbe tutti uguali, tanti piccoli automi manovrabili a piacere dal potente o dai potenti di turno.

Non esistono Poeti matti, bensì uomini coraggiosi che lottano per mantenere la propria individualità e sostenere gli altri uomini a fare lo stesso.

Come possiamo credere che sia pazza una donna che, seppure internata in manicomio dal 1965 al 1972, scrive versi come questi dedicati alla propria madre, di una lucidità e profondità sconvolgenti?

Tu eri la verità, il mio confine

la mia debole rete, ma mi sono schiantata

contro l’albero del bene e del male,

ho mangiato anch’io la mela

della tua onnipresenza

e ne sono riuscita

vuota di ogni sapienza,

perché tu eri la mia dottrina,

e il calice della tua vita

sfiorava tutte le rose.

Ora ti sei confusa

con gli oscuri argomenti della lira

ma invano soffochi la tua voce

nelle radici-spirali degli alberi,

invano getti gemiti

da sotto la terra,

perché io verrò a cercarti

scaverò il tuo fermento,

madre, cercherò negli spiriti

quello più chiaro e più fermo,

colui che aveva i tuoi occhi

e la tua limpida voce

e il tuo dolce coraggio

fatto soltanto di stelle.

(Alda Merini “Tu eri la verità, il mio confine” dalla raccolta “La terra santa”)

GRAZIE RIVAMONTE!

foto di Guido Comin

E’ proprio vero che quando non si nutrono grandi aspettative, si ricevono le sorprese migliori. Così è stato per la presentazione del mio libro di poesie a Rivamonte Agordino (Bl) giovedì scorso http://www.agordino.bl.it/opencms/comune.act?dir=/opencms/opencms/CMA/Rivamonte/

La data del 29 dicembre è stata fissata grazie alla disponibilità della Biblioteca Comunale del paese, cui ha fatto gentilmente da tramite la mia collega di lavoro Daniela. Una proposta che mi è arrivata spontaneamente, e per questo molto gradita.

Mano a mano che si avvicina la data fatidica, aumentano un po’ i miei timori. A Rivamonte non conosco che la mia collega, altri colleghi abitano poco lontano, ma si può dire che lassù sono una perfetta sconosciuta. Di sicuro, i miei compagni di avventura vantano amicizie maggiori, visto che la clarinettista Laura Argenta insegna a Gosaldo e il poeta Guido Comin ha insegnato lingua inglese in Luxottica. Dunque, i miei timori sono abbastanza fondati … anche perché con me ho la Poesia, e nient’altro …

Nel pomeriggio i timori aumentano, perché qui a Belluno comincia a nevicare e chissà lassù a quasi mille metri in che condizioni saranno le strade. Non verrà nessuno, penso. Per fortuna Daniela mi manda un messaggio tranquillizzante, informandomi che a Rivamonte dal cielo non scende nemmeno un fiocco di neve.

Partiamo, io e Laura, con i suoi figli. Guido mi chiama per dirmi che ha avuto un contrattempo in autostrada, a una stazione di servizio, per cui ci raggiungerà per i fatti suoi.

Arriviamo alla Casa della Gioventù, dove Daniela e la sorella ci accolgono calorosamente e si mettono subito a preparare la tavola per il rinfresco. Ad accoglierci c’è anche il giornalista del quotidiano “Il Corriere delle Alpi”, Gianni Santomaso.

Arrivano le prime persone, alla spicciolata, ma quando inizia la presentazione il pubblico conta circa trentacinque persone. Credetemi, un gran numero per un evento dove si parla di Poesia! Subito ci accoglie a braccia aperte il direttore della Biblioteca comunale, che “apre le danze” con parole di ringraziamento per gli intervenuti e con un doveroso incoraggiamento alla lettura e alla scrittura.

Tra i volti che ascoltano attenti, interessati e coinvolti ci sono tre colleghi di lavoro. Il resto sono persone che non conosco, ma che mi fa un enorme piacere avere accanto. Mi sento a casa, la tensione si allenta piano piano e la Poesia diventa la vera protagonista, insieme alla musica di Laura, accanto all’intervento colto, coinvolgente e brillante di Guido sul tema “cos’è la Poesia?”.

Alla fine, un momento conviviale che mi ha arricchito enormemente, con gli omaggi graditissimi della Biblioteca (una piantina del paese disegnata dall’artista Dunio e un piccolo oggetto in legno fatto per l’occasione di Riva Nadal).

Impossibile citare tutte le persone con le quali ho parlato e alle quali chiedo scusa se non ricordo il nome. L’emozione gioca brutti scherzi alla memoria!

Due parole, però, voglio spenderle per Loris … coraggio, l’ispirazione e la vena poetica torneranno a farti visita, basta solo aprirsi all’ascolto e accogliere quella bella Signora che si chiama Poesia. Pur tra gli affanni, gli impegni, le preoccupazioni e i doveri quotidiani, cerca di trovare il tempo per tornare a scrivere, anche perché mi piacerebbe leggerti.

Altre due parole per Dario … la tua timidezza mi ha commossa, il tuo pudore nel dire che anche tu scrivi mi ha dato la conferma che nei cassetti di molte persone si nasconde un tesoro di emozioni, un vero e proprio tesoro, inestimabile. Te lo dice Crisalide …

E nel ringraziare Andrea per i complimenti, che ho letto sinceri dentro i suoi occhi, ringrazio TUTTI quanti, nessuno escluso, per avere avuto la pazienza di ascoltarmi e di accogliere la Poesia a Rivamonte, dove spero di tornare quanto prima, magari insieme al gruppo di poeti di cui faccio parte – i POETI AlterNATIVI BELLUNesi https://www.facebook.com/#!/groups/poetialternativibellunesi/

alla pasticceria "La Tour Eiffel" di Ponte nelle Alpi

foto di Guido Comin

Premetto che a fronte di non pochi anni di scrittura alle spalle – e di qualche pubblicazione cartacea con diverse case editrici – non ho una grossa esperienza di fiere del libro e di presentazioni salottiere. Tutto ciò per chiedervi di leggere le mie considerazioni alla luce di tale premessa, onde metterne in luce i limiti ed evitare fraintendimenti. Il 9 dicembre scorso si è tenuta la seconda presentazione del mio primo libro di poesie. Oggi l’adrenalina è ancora in circolo e spero ci resti per molto. Inutile dire che l’attesa è stata snervante e carica di timori, i soliti timori che attanagliano un autore alle prime armi come me: chissà se ci sarà un buon numero di persone ad ascoltarmi? riuscirò a tenere desta l’attenzione del pubblico? sarò capace di tenere a freno l’emozione? Dubbi legittimi, credo, visto il poco interesse suscitato dalla Poesia e da eventi che, se non presentano il marchio della novità a tutti i costi, vengono malamente ignorati. Il 9 dicembre, mentre la tensione saliva, la gente arrivava. Con mio grande stupore, la piccola e accogliente saletta della pasticceria “La Tour Eiffel” di Ponte nelle Alpi si è riempita di volti conosciuti, ma anche di volti mai visti prima, persone incontrate nel web che si sono materializzate davanti a me regalandomi un sorriso, una stretta di mano, un complimento che non hanno valore. E come tutte le cose che non valgono nulla, sono inestimabili (per rubare le parole al poeta Ferlinghetti). La presentazione è iniziata, la tensione si è via via sciolta, grazie soprattutto ai miei due compagni di viaggio: la clarinettista Laura Argenta e l’amico e poeta Guido Comin. E poi, c’era Lei, la Poesia a starmi accanto, a tenermi per mano, a sussurrarmi cosa dire. E Lei non sbaglia mai, ve lo assicuro. Affidarsi a questa magnifica Signora significa abbandonarsi tra le braccia di una madre che sempre vuole il bene dei propri figli. Sì, la Poesia è stata l’assoluta protagonista della mia presentazione, ma tutti e tutto hanno contribuito alla sua buona riuscita: un ambiente accogliente, un accompagnamento musicale in piena sintonia con i versi letti, una disquisizione profonda e al tempo stesso divertente sulla Poesia, un’atmosfera pre-natalizia carica di luci, colori e profumi deliziosi. Mi piace riportare anche qui la frase che ho citato in quell’occasione, letta nel bel libro di poesie dell’amico Flavio Almerighi dal titolo “qui è lontano” (ed. Tempo al Libro). Una citazione di Mauro Savino, che parte da una precisa domanda – che cos’è la Poesia? – per arrivare alla spietata considerazione che la Poesia “quando si espone rischia di ammutolirsi. La strada, come le cantine teatrali di un tempo, è spietata. La gente può passare, arricciando il naso, guardando intorno se per caso non ci sia di meglio.” Scrivere, avere la fortuna di pubblicare, presentare il proprio libro, leggere in pubblico le proprie poesie significa mettersi a nudo e, soprattutto, rischiare di non piacere, di attirarsi le critiche della gente. E ben vengano le critiche costruttive, ovvio, ma a pioverti addosso sono anche quelle fini a se stesse, dettate da chissà quali motivi, ma soprattutto dall’invidia quando provengono proprio da chi scrive. Da questo punto di vista, essendo io un’accanita sostenitrice della collaborazione tra poeti, mi ha fatto un immenso piacere avere tra il pubblico la poetessa Serena Dal Borgo (immenso il suo ultimo libro “non ancora” ed. Book Editore) e lo scrittore Fulcio Bortot. Diverso, anzi diversissimo, il discorso relativo alle fiere del libro. Arrivare da perfetti sconosciuti in uno spazio espositivo stipato di bancarelle e di libri di ogni genere non è facile, soprattutto per chi come me è agli inizi e non ha la minima esperienza di tali manifestazioni. Quest’anno, dapprima a Susegana (http://libriincantina.it), poi a Milano (http://unlibroamilano.it), ho vissuto sulla mia pelle la difficoltà di avvicinare la gente alla Poesia, a meno di incontrare persone già interessate alla nobile e generosa Signora. E’ sconfortante vedere la gente che passa senza fermarsi, o che si ferma ma senza interesse, o peggio che non si rende disponibile nemmeno all’ascolto di una Poesia. Ma dico io, cosa ci viene a fare una persona a una fiera del libro se di fronte all’oggetto protagonista dell’evento ti risponde: non sono interessato, ho solo i soldi per il pranzo, sono di fretta, mi stanno aspettando altrove, faccio un giro e poi torno (e non tornano mai, ovvio)? Ma la reazione davanti alla quale ho provato più sconforto è quella di coloro che alla precisa domanda, rivolta con discrezione e gentilezza: “Mi scusi, le interessa la Poesia?” fuggono a gambe levate, impauriti della proposta indecente. Forse, anzi sicuramente, se avessi propinato un libro di cucina, un manuale del perfetto giardiniere o un romanzo sui vampiri avrei avuto qualche riscontro, se non altro in termini di attenzione. Paradossalmente, alle fiere sono gli autori a fare gli incontri migliori, mentre dovrebbero essere i lettori a inanellare tutta una serie di scoperte e di sorprese. Qui mi preme citare i miei personali incontri milanesi con le autrici di Albalibri Silvia Conforti – Ana Vicent – Dinorah Adriana Atlante, con le traduttrici Serenella Pirotta Stefinlongo e Daniela M. Panigada…. e con Antonio Fiorella (http://provole.info). Quindi, un invito a tutti voi che mi leggete: andate alle fiere del libro, andateci in massa, ma con in tasca la giusta dose di interesse e di voglia di ascoltare questi poveri e bistrattati poeti… perché non sono soltanto i romanzieri ad avere qualcosa da dire…

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